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lunedì, 21 aprile 2008

DSCF4052sulla sinistra potete vedere l'incazzatura della mia nipotazza francesca che ha già 3 anni e mezzo...

durante un pomeriggio passato insieme durante la mia vacanza modicana, passeggiando sul corso le chiesi: "cosa proponi di fare?" e lei "potremmo comprare un libro!!! e io come avrei potuto dirle di no? bene, entriamo in libreria e lei dopo pochissimo sceglie il suo libro da colorare sul quale poteva anche imparare i numeri perchè c'erano anche i famosi "unisci i puntini e scopri il disegno" per poi colorarlo...carina!!!

insomma alla cassa vengo catturata da una copertina assurda e deliziosa di un libricino dal titolo Sette racconti impossibili di Javier Argüello, autore Cileno acclamato dalla critica fin da questo suo primo libro. ve lo segnalo perchè è veramente piacevole e veloce da leggere. l'ho letto durante il tragitto di ritorno catania - londra ed è stato veramente un ottimo compagno di viaggio.

per incuriosirvi di più ne riporto il risvolto:

"un narratore intrappolato nella storia che sta raccontando, di cui scopre di essere parte; una casa costruita alla rovescia, sottoterra, in un universo "impossibile" privo di gravità; un inesistente autore irlandese del XIX secolo che entra nelle storie letterarie grazie all'invenzione di un oscuro professore; un narratore che incontra nella Londra contemporanea lo scrittore Max Beerbohm, morto nel 1956, e incrocia le vicende diun suo straordinario racconto: nei Sette racconti impossibili di Javier Argüello, realtà e irrealtà scivolano insidiosamente l'una nell'altra. quali sono le strade che portanoa questi disordini del reale, a queste singolari espansioni del reale?"

poi guarda caso parla di un viaggio assurdo verso londra...vabbè

buona lettura!!!


pUBBLICATO dA catamiao il 21/04/2008 12:31 | link al post | commenti (3)
letteratura

giovedì, 19 maggio 2005

"Hélène" di Gustave Moreau, 1880

...questo quadro del Moreau ispirò il d'Annunzio, da sempre amante della cultura francese:

“[...]Qual era dunque la vera essenza di quella creatura? Aveva la percezione e coscienza della sua metamorfosi costante o era ella impenetrabile anche a sé stessa, rimanendo fuori del mistero? Quanto nelle sue espressioni e manifestazioni entrava d’artificio e quanto di spontaneità?”

“[…]Da certi suoni della voce e del riso, da certi gusti, da certe attitudini, da certi sguardi ella esalava, forse involontariamente, un fascino troppo afrodisiaco. Ella dispensava con troppa facilità il godimento visuale delle sue grazie. Di tratto in tratto, alla vista di tutti, forse involontariamente, ella aveva una movenza o una posa o una espressione che nell’alcova avrebbe fatto tremare un amante. Ciascuno, guardandola, poteva rapirle una scintilla di piacere, poteva involgerla d’imaginazioni impure, poteva indovinarne le segrete carezze. Ella pareva creata, in verità, soltanto ad esercitare l’amore; - e l’aria ch’ella respirava era sempre accesa dai desideri sollevati intorno."

da "Il Piacere" di Gabriele D'Annunzio, 1889


pUBBLICATO dA catamiao il 19/05/2005 19:35 | link al post | commenti (4)
letteratura, pinacoteca, tesi

 

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